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"I meridionesi", storia di emigrati del Sud che "nascondono" al Nord le loro origini

di: Francesco Saverio Calcara - del 2013-04-27

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  • La lettera, per certi versi condivisibile, di una castelvetranese, trapiantata in Liguria, la quale denuncia la nostra inciviltà, di cui ella dice di non essersi mai accorta nei 37 anni di sua permanenza nell’inferno del Sud, mi offre lo spunto per qualche riflessione su un tipo umano, molto diffuso al Nord, che io chiamo del “Meridionese”; gruppo dal quale, comunque, escludo l’autrice della nota, di cui riconosco la buona fede e la bontà degli intenti, pur non approvandone la malcelata spocchia.

    Il giorno del Giudizio, dicono, si apriranno le porte dei destini; quella dell'Inferno e quella del Paradiso, ma – come insegna Dante - gli ignavi saranno vomitati dai “novissimi”, nel senso che non li vorrà nessuno!

    Tra gli ignavi figurano i Meridionesi, appunto; ceppo di recente natura, discendente dalla razza meridionale. Ogni volta che vado al Nord (o in Continente, come mi piace ancora dire) li incontro e li riconosco subito, appena aprono bocca, con quell’inconfondibile accento che vorrebbe esser padano salvo a tradire, in qualche arrotamento o in qualche indebolimento consonantico (la d al posto della t, per intenderci), il marchio d’origine che si vuol celare.

    Ah, come sono patetici questi Meridionesi, icasticamente rappresentati nel personaggio di Abbatantuono (“Eccezziunale veramente!”), coloro che, in funzione dell'emigrazione o "deportazione" post-risorgimentale, sono finiti in altri territori, una volta - ed ancora oggi - ostili, e che hanno finito col sentirsi "integrati", senza che mai alcuno del Paese ospitante lo abbia loro certificato in qualche maniera.

    Sono Meridionesi quelli che ritengono la propria lingua d'origine "volgare" e se ne vergognano, sforzandosi di apprendere e metabolizzare orrendi ed altrettanto volgari dialetti altrui, considerati più civili; perchè di stampo nordista, giacché - un secolo ed oltre di storia ce lo impone sotto tortura - tutto ciò che dal Nord discende verso il Sud, come la pioggia, come la neve, come le piene del Po..., è più civile.

    E già, il Nord ha le piene del Po, persino romanzate - come accade per la nebbia - dalla natura poetica della coraggiosa gente del Fiume, della Bassa - che finisce col divenire un'accezione di merito, un titolo nobiliare - mentre noi abbiamo, al Sud, solo volgarissimi terremoti e frane; e ne abbiamo talmente tanti che non fanno più notizia, per cui tranquillamente potremo vivere per i prossimi millenni in roulottes ed in baracche... mentre la “Gente della Bassa” o la “Razza Piave”, in breve è restituita alla scenografia urbanistica solita, in un portento di gare di solidarietà ed altro, visto che “è Gente che si rimbocca le maniche.

    E’ successo anche qualche anno fa, in Abruzzo. Di fronte alla dignità e alla laboriosità di quella gente non s’è trovato meglio da dire che: “Ah, però, questi abruzzesi, somigliano un po’ ai friulani!” Dicevamo dei Meridionesi... Si sentono integrati e votano pure per la Lega Nord, come una volta votavano in massa per la buonanima di Bettino Craxi.

    E così, ad esempio, il più grande circolo di Pugliesi di Milano (Milano è per due terzi pugliese) organizza nella sua sede convegni giacobini ed antimeridionalisti; mentre i suoi adepti si affrettano a dichiararsi pubblicamente, come atto di vergognosa auto-denuncia, INTEGRATI, senza comprendere, poveretti, che il fatto stesso di proclamarsi integrati; li confina agli ultimi posti della dignità umana. Ma, si sa, molti Meridionesi, sono anche masochisti.

    Lo aveva già capito Goethe, nel suo viaggio in Sicilia, allorquando si stupiva del vezzo degli indigeni di parlar sempre male di se stessi e delle loro cose. E tra un “eccezziunale veramente!”, spuri addolcimenti di esse e zeta, ed improbabili “mica” e “neh”, srotolano la loro insulsa vita in vari tentativi di scuse per la macchia atavica della loro meridionalità, cercando disperatamente di farsi “accettare”, visto che ormai hanno tra i piedi i nuovi “terroni”, gli extracomunitari, sui quali rivalersi di tutte le umiliazioni a suo tempo subite.

    Una vita, quella dei Meridionesi, tutta spesa a negare se stessi, le proprie gloriose origini di “popolo” che è stato pacifico ed indipendente per almeno 800 anni; un popolo che ha prodotto la prima lingua letteraria italiana e che è figlio di Federico II, lo “Stupor Mundi”. Invece, di tutta questa cultura loro finiscono col salvare solo le “orecchiette”, le “cime di rapa”, gli “arancini” (al maschile!), la “cassata” e “i cannoli”. Questi sono i Meridionesi! Il Nord non li vuole ed il Sud non li riconosce più come figli. Saranno vomitati dai destini della storia!

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