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Quando le campane scandivano le giornate e facevano scattare l'allarme per i cittadini

di: Vito Marino - del 2017-07-25

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  • L’origine delle campane è antichissima; sembra che le più antiche campane, risalgano alla Cina di alcuni millenni prima di Cristo.  

    Oggi le campane delle chiese suonano molto di meno dei vecchi tempi, quando oltre ad annunciare ricorrenze liturgiche e festive, potevano suonare in casi d’incendio o in casi eccezionali di incursioni barbariche  o di pirati, il coprifuoco, le pestilenze; quando la popolazione capiva il segnale di pericolo accorreva in massa per prestare aiuto o insorgere in armi.

    Nella storia è rimasta famosa la controversia sorta nel 1494 fra Carlo VIII re di Francia, e Pier Capponi, che si oppose alle sue richieste onerose rispondendo:  "se voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane".  

    Il popolino dei vecchi tempi usava poco l'orologio, molti non lo possedevano ed altri non lo conoscevano; tutti però sapevano interpretare il suono delle campane delle chiese.  

    Esse incominciavano a suonare la mattina prestissimo, poiché verso le ore 4,30 si celebrava la prima messa, che il popolo chiamava “la missa di lu addu”,  per permettere ai contadini, che a quell'ora già si avviavano verso la campagna, di assistervi.

    Durante la mattinata le campane annunciavano le altre messe ad un orario stabilito e a mezzogiorno suonava "la mezza". Inoltre:

    Alle ore 15 suonava  “l'Agonia”      "         “  16     "          “la 20° ora”   (vint'ura)  "         "  17     "          “la 21° ora” (vintun'ura) -3 ore prima  dell'Ave Maria     "         "  20     "          “l'Ave Maria”  "         "  21     "          “1 ora di notte”- 1 ora dopo l'Ave Maria Dopo quest'ora le campane non suonavano più, ma la gente continuava lo stesso a calcolare il tempo con "2 uri di notti" (ore 22), "3 uri di notti" (ore 23), "mezzannotti" ore 24.

    Durante "l'Ave Maria", mentre si recitava il rosario in chiesa, in casa le vecchiette sedute attorno al braciere con la carbonella accesa, o fuori a prendersi il fresco, secondo la stagione, recitavano le loro preghiere. Poiché in inverno l'Ave Maria si anticipava di un'ora (alle ore 19), anche le altre ore successive subivano delle modifiche.

    A conferma dell'usanza di considerare le ore 21, 22, 23 come 1 ora di notte, 2 ore di notte e 3 ore di notte, ricordo che il "viaggiu di San Giuseppi", che mia madre recitava durante il Natale, fra l'altro diceva: - “Est un' ura di la notti sa cu c'è darrè li porti? Un Vicchiareddu e 'na Signura, ci faciti alloggiu a st’ ura? -Nun si po”-. Il viaggio continuava così con: “su du’ uri di la notti”, e così “tri uri” e la “mezzannotti”.

    Anche il Martoglio nelle sue commedie dialettali parla di "2 uri, e 3 uri di la notti".    

    Nelle campagne lontane dai centri abitati, dove non arrivavano i rintocchi delle campane, era il gallo che annunciava l'approssimarsi dell'alba.  

    Poiché i contadini lavoravano "di li sett'arbi" (dall'alba) "a la cuddata di lu suli" (al tramonto) ovvero: “di lu scuru a lu scuru”,  non avevano bisogno di orologio; era il sole che, attraverso l’inclinazione delle ombre lasciate durante il suo cammino, regolava tutte le ore della giornata.

    Quando il sole era alto sulla propria testa, era "la mezza" e mangiavano qualche cosa. “A la ntrabbunuta” (al tramonto), il contadino smetteva di lavorare, cenava e andava subito a letto, “comu li addini” (come le galline), si diceva.   Durante la II Guerra Mondiale le campane esistenti negli orologi delle torri campanarie erano state tolte per recuperare metallo per gli elementi bellici.

    Nel dopoguerra a Castelvetrano il primo commissario, il dott. Salvatore Li gatti, il 3/11/1950 ha fatto rimettere le campane, che annunciavano l’orario con dei rintocchi, ogni quarto d’ora; inoltre suonavano a distesa a mezzogiorno e alle ore 8,20 per  sollecitare chi doveva andare a scuola.    

    Dopo il decesso di una persona si facevano suonare le campane “a mortoriu” (l’agonia) una serie di rintocchi di numero stabilito a breve distanza per annunciare al paese l’addolorato evento. In un paese piccolo, la gente, ascoltando da quale chiesa provenivano i rintocchi, capivano che era morto quel tizio, che stava già molto male.

    Calogero Piazza, nel suo libro “Menfi tradizioni popolari”, di recente pubblicazione, asserisce che la gente per capire chi era il defunto, contava il numero dei rintocchi suonati: 15 colpi per gli uomini, 14 per le donne, per i bambini sotto i sette anni niente colpi, per i prelati 34.

    Durante il trasporto funebre si suonava il “passaggiu” ad ogni chiesa dove passava il defunto con colpi a tre a tre separati da uno lungo con la campana più grossa. Una persona anziana ma ha affermato che i rintocchi andavano a tre a tre per la morte di una donna e a più di tre per un uomo.  

    Le campane sono anche strumenti musicali appartenenti alla famiglia degli idiofoni a percussione a battente. L’attuale sistema campanario è composto da 5 campane corrispondenti alle note: DO, RE, MI, FA, SOL. Con queste sole note si eseguiscono meravigliosi concerti campanari. Le campane possono essere suonate a distesa o a martello.

    A distesa, con una sola campana, ruotando sul proprio asse orizzontale, dove il batacchio interno, per gravità batte contro la parete interna provocando il suono, per annunciare messe, funzioni  varie, la scuola ecc. Si suona a martello quando la campana è ferma e viene colpita da colpi secchi del batacchio oppure, esternamente da un martello elettromeccanico.

    Oggi tutto questo è gestito da un sistema informatico programmabile a orologio che trasmette  a motori e a martelli i comandi. Nel sistema  sono già inserite melodie e distese preconfezionate da abili “campanari” che con cinque sole note riescono a suonare praticamente di tutto.

    La credenza che i diavoli vivessero nei fulmini, si annidassero nei mulinelli del vento, cavalcassero le nuvole e le comete, conducessero le schiere dei nembi a mettere a soqquadro intere plaghe della terra non è ancora scomparsa.  

    Come pure l'impiego delle campane contro la pioggia, la grandine e i fulmini ha radici remote, ma è stata credenza comune fino a non molti anni fa Secondo delle antiche credenze il suono è nemico degli spiriti impuri e delle forze negative, per cui i campanelli hanno avuto sempre valore di purificazione, quasi che streghe, diavoli, spiriti di defunti, folletti e altro vengano messi in fuga e allontanati dallo squillare del metallo.

    Anche gli altri rumori hanno lo stesso potere e tale è quello del tamburo: “li tammurinati” (le suonate di tamburo) che ancora risuonano nelle feste locali oggi sono intese come innocenti manifestazioni d'allegria, ma tali non erano quando i cortei attraversavano le campagne.

    Anche nei vecchi campanelli di casa, che si tiravano col filo, era di solito impressa un'immagine sacra, spesso della Madonna, oppure vi si incideva una formula sacra o di scongiuro. 

    Per questo motivo era opinione che la campana stendesse la sua protezione sullo spazio attorno al campanile fin dove arrivava il suono.

    Al fine di ampliare questa zona, si tendeva a costruire più alti possibili i campanili.

    In seguito, l’altezza del campanile  è diventato segno d'importanza e di forza, dando il nome a quella manifestazione di vanità che è il campanilismo.   

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