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"Lu Mortu assicuratu" e la sicilianità del'indimenticato maestro Ferruccio Centonze. Il ricordo del Direttore Elio Indelicato

di: Elio Indelicato - del 2017-09-14

  • Avevo appena vent’anni, era l’anno 1974, quando Ferruccio Centonze mi diede l’onore di potere fare la regia di uno dei suoi lavori più rappresentativi “Lu mortu Assicuratu”, una commedia che rappresenta una pietra miliare delle commedie dialettali siciliane. Non nascondo la mia grande paura.

    Avevo il suo copione in mano e un manipolo di ragazzi, molti di Campobello, ansimanti per iniziare le prove. Già la parola regia mi incuteva timore per il rispetto di chi lo è veramente.

    Amico d’infanzia di mio padre con il quale amava trascorrere ore a parlare del più e del meno, con quella ironia che poteva unire due persone che avevano fatto la guerra, Ferruccio, o meglio il preside come lo chiamavo, mi incoraggiò.

    Mi invitò a casa sua, gli chiesi di parlarmi dei suoi personaggi, di Giovanni Paletti, il protagonista, come li avrebbe voluti sulla scena.

    Andai a “lezioni private di teatro”, trovandomi davanti una persona di una modestia non comune. Andò tutto bene, Ferruccio venne al Teatro delle Palme e alla fine dello spettacolo con il suo sorrisetto sotto i baffi mi disse: "Eliù mi sono divertito. I tuo attori sono stati bravissimi".

    Fu per me una grande gioia e conservo ancora sbiadita nel tempo quella foto con la sua dedica dopo 43 anni. Negli anni 80 scrissi una mia commedia “Un maritu quannu menu ti l’aspetti”. Andai dal preside perché mi scrivesse una nota sulla mia commedia che avrei stampato nelle brochure. Mi disse:  "Eliù insomma mi devi chiamare Ferruccio". Gli dissi va bene, ma non ricordo mai di avergli dato del tu.

    Passarono alcuni giorni e mi telefonò dicendomi che mi aveva preparato la nota visto che il copione l’aveva letto tutto di un fiato e gli era tanto piaciuto.

    Fu per me un onore quando il Liceo Classico mi invitò nel 2007 a portare avanti con gli alunni un progetto sulla sicilianità che si chiamava “Centonze”, proprio volendo ricordare il grande autore, poeta, giornalista e il preside Franco Fiordaliso mi diede la possibilità di guidare i liceali con la rappresentazione finale, di “Lu mortu assicuratu” che fummo costretti a rappresentare nel Teatrino di San Giovanni, una piccola bomboniera.

    Fu un successone e la moglie di Ferruccio, la figlia, vennero ad applaudire gli alunni con quella grande emozione quando si ricorda una persona amata da tutti.

    In questi giorni si celebra il centenario della nascita di Ferruccio Centonze e tutti gli “attori per caso”, che amano recitare in siciliano, con me vorrebbero riproporre al Selinus “Lu mortu assicuratu”.

    Con in testa l’avvocato Beppe Bongiono, Pietro Errante e tanti altri, si stanno allestendo dei momenti di ricordo al Circolo della Gioventù dedicati al grande maestro Ferruccio Centonze, un grande uomo che parlava il francese e scriveva in siciliano.

    Elio Indelicato

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