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La "casina" di Mistretta a Partanna. Storia di una costruzione del 1872 e del suo proprietario "garibaldino"

di: Elenia Teri - del 2017-09-12

Immagine articolo: La "casina" di Mistretta a Partanna. Storia di una costruzione del 1872 e del suo proprietario "garibaldino"
  • La "casina" di Mistretta è uno fra i luoghi di Partanna più noti ai suoi cittadini. Posizionata al centro di un largo spazio sterrato in contrada Montagna, proprio accanto al famoso Teatro Provinciale Lucio Dalla, col suo aspetto imponente nonché fatiscente (reduce dal terremoto del 1968) è una presenza difficile da ignorare e da sempre la si osserva disconoscendone, perlopiù, le origini.

    In realtà, questa grande casa silenziosa e apparentemente anonima – a dispetto dei fenomeni sismici e del logorio del tempo – è “in piedi” dal 1872, quando il suo proprietario Vincenzo Mistretta (da cui prende il nome) la fece costruire come abitazione personale.

    Lo si apprende dal libro dell’Ing. Stefano Cascio, pubblicato lo scorso anno e intitolato Massoneria nella Valle del Belìce – Partanna e la sua storia (1907 – 1921), nel quale l’autore indaga sulle attività delle logge massoniche del nostro comune e dintorni, approfondendo in parallelo anche la storia di Partanna di quegli anni.

    Vincenzo Mistretta, informa l’Ing. Cascio, fu una figura di spicco dello scenario politico locale, patriota antiborbonico, ebbe un ruolo determinante per la riuscita dell’impresa garibaldina in Sicilia.

    Nacque a Salemi nel 1820, da Don Francisco Mistretta e Donna Rachele Passalacqua ma fu a tutti gli effetti un abitante di Partanna, il luogo dove imbastì amicizie, conoscenze, dove si sposò con Antonina Messina e dalla quale ebbe sei figli.

    Commissionò la costruzione della casina nel 1870 ai capi mastri Giuseppe Scaduto e Guglielmo Cappadoro di Partanna che impiegarono ben due anni prima di finire il lavoro.

    Ma quali sono, nello specifico, i meriti dell’illustre proprietario della casina?

    Nel 1848 Vincenzo Mistretta venne proposto da Enrico Fardella come capo della Guardia Nazionale e, insieme al fratello Alberto Maria Mistretta – primo Governatore della provincia di Trapani –, fornì un contributo diretto alla missione di Garibaldi e i mille in Sicilia.

    È probabile, ipotizza l’Ing. Cascio, che Vincenzo Mistretta, in quanto membro attivo della fazione massonica della zona (l’intervento della Massoneria nell’impresa garibaldina ormai è fatto risaputo e assodato) fosse a conoscenza dell’imminente sbarco delle Camicie rosse già prima del loro arrivo a Marsala.

    Potrebbe, inoltre, anche non essere casuale la scelta di Garibaldi di passare da Salemi, dove fu proprio Alberto Maria Mistretta ad ospitarlo e ristorarlo presso la masseria di Rampingallo in attesa dell’ordine di entrare in paese.

    Insomma, Vincenzo Mistretta rappresenta un piccolo spaccato di storia partannese da non trascurare, partecipe della Storia unitaria nazionale. Così come la sua casina ultracentenaria, che dall’alto di un’ammirevole resistenza sembra scrutarci nella nostra inconsapevolezza del passato, quasi non fosse ancora del tutto stanca di tentare e ritentare di ricordarcelo.  

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