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La "serenata" tra storia, musica. Dal Rinascimento ad oggi la tradizione continua al passo con i tempi

di: Luigi Simanella - del 2017-09-07

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  • Uno dei fenomeni musicali che nelle varie epoche storiche è stato abbandonato e, poi, ripreso è quello delle serenate. La prima serenata che si ricorda la troviamo nel “Don Giovanni” di W.A.Mozart, “Deh vieni alla finestra”, seguita dalla “Serenata notturna K239” sempre di Mozart.

    La serenata è una composizione musicale che un amante canta accompagnandosi con uno strumento, solitamente una chitarra, ma può essere utilizzato allo scopo qualsiasi altro strumento.

    L’azione si svolge solitamente a tarda sera, posizionandosi sotto il balcone dell’amata oggetto della serenata e cercando d’evitare di coinvolgere altre persone non interessate che potrebbero avere una reazione inaspettata.

    Molto in voga nel periodo rinascimentale, fu ripresa con forza nel periodo classico e in quello romantico. Oggi è tornata nuovamente di moda, specialmente nella città eterna, Roma, ma anche a Napoli.

    Il futuro sposo che non vuole perdere l’occasione per manifestare un’ultima volta il suo amore prima dello sposalizio, si sistema sotto la finestra o il balcone di casa della futura sposa e comincia a dedicarle un paio di canzoni d’amore, solitamente in lingua italiana o nei dialetti tipici romani e napoletani. Vicino a lui alcuni amici, i testimoni e uno o due musicisti che lo accompagnano se egli non è in grado di farlo da solo.

    Quando lei risponde al richiamo e s’affaccia con una rosa in mano, canta anch’essa un paio di brani dello stesso tema.

    A questo punto subentra il padre della futura sposa che, mentre la raggiunge, le dedica la più struggente di tutte le serenate moderne “Serenata a una sposa” meglio nota come “Lauretta mia” di Mario Gualtieri e portata al successo da Enrico Musiani.

    Nel frattempo, mentre i musicisti intonano “Rose rosse” di Massimo Ranieri, lei getta la rosa al futuro sposo che raggiunge da lì a poco. Insieme, infine, intonano “Ti amo” di Umberto Tozzi, mentre ballano sulle note del famosissimo brano.

    Dopo fuggono fingendo un rapimento, ma ritornano ben presto. La cerimonia termina con l’intervento della suocera che, complice, ha provveduto per un abbondante rinfresco a coronare un momento di tenero giubilo con un’atmosfera di serena beatitudine. Andando via, sia il futuro sposo sia i partecipanti al rito prenuziale cantano un brano con il quale augurano la buonanotte.

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