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Anche da morti bisogna pagare il canone Rai. L'incredibile vicenda di un 70enne

di: Comunicato Stampa - del 2017-08-12

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  • Anche da morti si deve pagare il canone Rai. La vicenda, dal sapore kafkiano, dimostra una volta di più l'ottusità della burocrazia, e fa strame delle tanto decantate «semplificazioni».

    A Santa Ninfa, piccolo centro della provincia di Trapani, nel gennaio di quest'anno muore l'intestatario di un abbonamento Rai, un anziano pensionato di 70 anni, A.D.S. le sue iniziali. L'uomo viveva da solo il decesso dell'anziana madre, avvenuto tre anni prima. L'unico erede del defunto è il fratello, G.D.S., di 73 anni, anch'egli pensionato. Questi, dopo varie peripezie (ché tali possono essere definite le ricerche dei moduli per la disdetta dell'abbonamento Rai, reperibili solo sul sito internet della Rai e dell'Agenzia delle entrate), compila e spedisce, in qualità di erede appunto, la raccomandata con il modulo di disdetta debitamente compilato. Per sicurezza, anche se non è richiesto, nel plico inserisce anche una copia del certificato di morte del fratello («Non si sa mai», pensa l'uomo, aduso all'ottusità della pubblica amministrazione). È il 30 maggio scorso quando parte la raccomandata indirizzata allo specifico sportello dell'Agenzia delle entrate che a Torino si occupa della gestione di queste pratiche. La raccomandata arriva regolarmente a destinazione pochi giorni dopo, il 4 giugno. «Tutto a posto», pensa l'uomo, il quale, occupandosi dell'abitazione che ha ereditato, dove continua ad esistere un contatore elettrico funzionante, ritiene che non si troverà più addebitato in bolletta il canone tv.

    L'amara sorpresa però si materializza pochi giorni fa: è il 30 luglio quando il pensionato riceve la nuova bolletta elettrica, nella quale si ritrova addebitata la quota presuntivamente dovuta dell'odiato canone Rai per i mesi di giugno e luglio.

    Ora, se è comprensibile la pretesa dei 9 euro per il mese di giugno (la richiesta di disdetta è stata infatti trasmessa il 30 maggio e secondo i regolamenti ha valore a partire dal secondo semestre), non è minimamente giustificabile per il successivo mese di luglio.

    Per dovere di cronaca si segnala che il contatore Enel è intestato alla madre del defunto A.D.S. Ma la fattispecie non incide minimamente nella questione, dal momento che l'intestatario del contatore elettrico e quello dell'abbonamento tv possono essere persone distinte, peraltro non necessariamente imparentate tra loro.

    All'erede, dopo aver sbuffato spazientito, non rimane altro da fare che inviare una nuova raccomandata per chiedere chiarimenti. Ma dall'Ufficio preposto, nella lontana Torino, nessuno risponde. «E pensare - si sfoga l'anziano - che per accelerare i tempi ho fatto inviare una pec a mio figlio. Non chiedetemi cosa sia - aggiunge sconsolato - perché non lo so; mi hanno solo detto che serve a "semplificare"».

    Eccolo lì il verbo che doveva risolvere i problemi della burocrazia italica, «semplificare». Cosa, però, non si comprende. Anche perché al danno potrebbe presto aggiungersi la beffa. «Spero mi diano il rimborso», si augura l'uomo.

    Non sa ancora, però, che il rimborso non è automatico. Infatti, anche se l'Agenzia delle entrate dovesse riconoscere il proprio errore, quanto pagato in più non sarà automaticamente restituito, magari con una compensazione in bolletta. No, per il rimborso occorrerà fare un'apposita domanda, dopo essersi procurato lo specifico modello ed averlo trasmesso tramite raccomandata. E hanno il coraggio, davvero, di chiamarla «semplificazione».

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