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Dall'Italia a Londra spiegando l'Europa. Storia di Annalisa, la docente dal "sangue" partannese

di: Redazione - del 2017-07-31

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  • Annalisa Meloni lascia l'Italia che era una ragazzina. Un corso intensivo di inglese a Londra, subito dopo il liceo, e poi la facoltà di Giurisprudenza inglese ed europea all'Università dell'Essex, sempre nel Regno Unito. 

    Mamma partannese, ma una vita trascorsa a Cagliari, Annalisa approda in Inghilterra spinta dal suo amore per una terra che già conosceva bene: ogni estate, infatti, erano almeno tre le settimane che trascorreva nella terra d'Albione per perfezionare il suo inglese.

    "Scegliere di fare l'università in UK è stata una pura e semplice conseguenza", ci dice.

    Una carriera universitaria costellata di successi: un anno di Erasmus all'Università di Nijmegen in Olanda, un master in Giurisprudenza all'University College di Londra e infine un dottorato in Giurisprudenza nella stessa università, sulla politica dei visti nell'Unione Europea. 

    E vista la sua esperienza in materia di external border controls, non possiamo non chiederle la sua opinione sull'emergenza sbarchi che l'Italia sta vivendo in questo periodo.

    Quale pensi sia il modo giusto per affrontare questa crisi?

    "Contribuire al miglioramento delle condizioni di vita nei paesi da cui i migranti arrivano è sicuramente un passo importante. Personalmente, ritengo che sia fondamentale creare dei corridoi umanitari che possano facilitare l'arrivo delle persone che sono più vulnerabili, come i bambini o le donne che sono state oggetto di violenza."

    "L'Italia, continua, non si è dimostrata capace di ideare un piano di accoglienza e di integrazione efficace. Per funzionare adeguatamente, il sistema dovrebbe prevedere l'accoglienza soltanto per chi ne ha davvero diritto.

    C'è anche da dire che molti migranti non sono interessati a rimanere in Italia, ma mirano piuttosto a ricongiungersi con familiari e amici negli altri paesi dell'UE, dove le possibilità di lavoro sono anche migliori.

    Proprio per questo l'Unione Europea dovrebbe sviluppare un sistema di accoglienza basato sulla solidarietà tra gli Stati membri e verso coloro che hanno il diritto di essere accolti."

    Adesso, dopo una serie di esperienze lavorative che ti 'hanno portata in giro per il mondo, hai una cattedra in Diritto del'Unione Europea, diritto costituzionale e diritto del lavoro all'Università di East London. Quanto e in che modo sono tutelati i diritti di una persona secondo la legislazione europea?

    "Sono tutelati in tantissimi modi, visto che l'Unione Europea ha competenze molto estese: la protezione del consumatore, per esempio, ma anche del libero mercato, del libero movimento, dei riconoscimento dei titoli di studio, e così via.

    A tutelarci c'è anche la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, ma anche la Commissione Europea o l'Ombudsman a cui ci si può rivolgere in caso di violazione dei propri diritti da parte delle corti nazionali."

    E sulle differenze tra l'ordinamento italiano e quello inglese?

    "Il sistema è completamente diverso in Inghilterra. In Italia c'è una costituzione scritta e un codice civile e penale. In Inghilterra invece esiste la "Common Law". Non esiste dunque una costituzione scritta e una corte costituzionale che la difenda. E neppure un codice civile o penale.

    Si basa tutto sul principio di sovranità del parlamento, che in teoria può passare o revocare qualsiasi legge in ogni momento, senza che nessuno possa ostacolarlo.

    Per farlo capire meglio agli studenti, spesso citiamo un esempio fatto da un famoso giurista inglese, secondo il quale qualora il parlamento inglese volesse, esso potrebbe mettere a morte tutti i bambini con gli occhi azzurri o potrebbe proibire di fumare sigarette nelle strade di Parigi. 

    La sovranità del Parlamento inglese però non è esattamente illimitata, anche se questi limiti sono di natura politica: rivoluzioni o crisi diplomatiche, per esempio. Nessun limite però di natura legale: le corti sono soggiogate al parlamento. Questo rende il sistema molto flessibile perché non ci sono limiti che il parlamento può legiferare.

    Flessibile, ma allo stesso tempo preoccupante. Non ci sono infatti diritti della persona riconosciuti come inviolabili. E' chiaro che si tratta di un sistema che poteva radicarsi soltanto in una nazione che non ha conosciuto la dittatura del nazismo e del fascismo."

    E sulla Brexit?

    "La Brexit è stata un disastro assoluto. Non porterà nessun cambiamento positivo, ed è stata soltanto l'ennesima mossa di un governo conservatore che vuole riportare Il Regno Unito nel buio del medioevo. Ancora è difficile prevedere quale sarà il risultato finale di questa operazione, e possiamo solo sperare che non sia devastante come sembri.

    Solo un cambio di governo o un secondo referendum potrebbero rappresentare una svolta positiva."

    La vita di Annalisa è ormai radicata al suolo inglese. Poche le possibilità che possa ritornare. "In Italia non ho mai cercato lavoro. Pare che il mio campo sia pieno di ostacoli burocratici e, di conseguenza, poco meritocratico".

    Eppure per l'Italia nessun risentimento. "In tutta onestà, non sono partita per mancanza di opportunità ma perché avevo voglia di esplorare il mondo. Due tre volte l'anno ritorno in Sardegna e per i miei figli, Cagliari è uno dei posti in cui preferirebbero vivere."

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