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"Quel giornalista sincero e il caso di Salvatore Giuliano"

di: Luigi Simanella - del 2017-07-06

Immagine articolo: "Quel giornalista sincero e il caso di Salvatore Giuliano"
  • In una recentissima intervista concessa da Domenico Quirico alla giornalista Cinzia Marongiu, il famoso inviato di guerra dichiara: “D’altra parte la gente che scrive nei giornali non sa scrivere. Oggi nei giornali regnano le 35 righe. Quindi meno scrivi meno fesserie fai”.

    Vorrei ricollegarmi a queste autorevoli affermazioni per raccontare la mia personale esperienza nel mondo del giornalismo. Dieci anni fa circa, decisi di porre termine alla mia oramai quarantennale attività di musicista per dare sfogo a un’altra mia innata passione, quella di scrivere.

    Mentre raccoglievo del materiale per il soggetto ch’avevo in testa d’elaborare, cioè “La Storia della Musica a Castelvetrano”, in maniera del tutto casuale la mia esperienza di vita ebbe a incrociarsi con la storia vissuta da uno dei più famosi banditi di tutti i tempi, Salvatore Giuliano. M’appassionai talmente alle sue vicissitudini che impegnai, su quest’ambiguo personaggio, cinque anni del mio tempo libero alla fine dei quali partorii il mio primo lavoro editoriale: “Salvatore Giuliano…morto o vivo? Storia di un uomo bandito dallo Stato, strumentalizzato dalla Politica, annientato dalla Mafia”.

    Il libro, pur non essendo stato pubblicato, poiché nessun editore ha voluto appoggiare il mio progetto, ha avuto un’eco a livello mondiale, anche perché è stato lo strumento per giungere alla riesumazione, dopo sessant’anni dalla morte, dei resti della salma di Giuliano.

    Questo perché un giorno Paolo Cucchiarelli, noto giornalista dell’ANSA, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata, m’ha contattato per avere alcune informazioni inerenti al mio libro. Fu una lunga telefonata nella quale gli passai tutte quelle notizie ch’avevo raccolto con la mia approfondita ricerca e coi miei estenuanti studi.

    L’indomani l’ANSA pubblicò il primo d’una lunghissima serie d’articoli che quasi tutte le maggiori testate giornalistiche a livello nazionale e internazionale hanno, poi, ripreso. In quei giorni ricevetti decine e decine di telefonate da parte di molti direttori di giornali a tiratura nazionale.

    Il giorno della riesumazione era di giovedì, il 28 ottobre 2010. Ricordo che all’interno del cimitero di Montelepre, a fianco del procuratore Antonio Ingroia e di tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine, decine e decine di giornalisti provenienti da ogni parte d’Italia, e non solo, hanno dovuto riscrivere una pagina dolorosissima ed estremamente intrigante della nostra storia.

    Ho concesso loro diverse interviste rispondendo prontamente a tutte le domande che mi sono state rivolte, affamati com’erano di notizie fresche. M’hanno telefonato anche dall’America e dal Canada, dove risiedono molte comunità italiane e, ancor più, siciliane interessate all’argomento.

    Quello che voglio riportare, però, è il contenuto d’una telefonata nella quale il mio interlocutore, uno dei più noti giornalisti italiani, alla mia domanda sul come mai una personalità come lui si stesse rivolgendo a una persona assolutamente sconosciuta, quale io sono sempre stato, per avere delle notizie egli rispose: “Caro signor Simanella, si ricordi che i veri giornalisti siete quelli come lei che solo per pura passione andate a scavare dove nessuno avrebbe l’interesse d’esumare cose, fatti e persone. Noi siamo solo degli avvoltoi che speculiamo sul vostro lavoro e vi sfruttiamo non concedendovi alcuna riconoscenza, né un ringraziamento né una giusta e dovuta ricompensa economica”.

    Io non so se è così e non voglio saperlo, ma mi è sembrato utile raccontarlo. 

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